La Buona Scuola di Matteo Renzi. Un fallimento voluto per premiare i “Caporali Presidenti degli istituti scolastici”: pochi meriti e tanto potere.

Il discorso del Presidente Sergio Mattarella per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2015/2016.


La “buona scuola” (Stefania Giannini)
non solo stenta a decollare ma trova troppi, tanti ostacoli fra i docenti veterani e non.
Si tagliano gli investimenti basilari, soprattutto per i più bisognosi: lavoratori precari, casalinghe, cassintegrati e soprattutto i “senza lavoro”.

preside mafioso?!

preside mafioso?!

frescacce la buona scuola

frescacce la buona scuola

Si, perché di lavoro e dignità l’uomo, la persona, il cittadino italiano, non solo si fortifica e migliora le sue aspettative di vita, ma spende denaro per cercare di dare un minimo di decoro ai suoi figli.
Mandarli a scuola è un’impresa (direi quasi ai limiti dell’usura che le istituzioni bancarie fanno e i mafiosi oltremodo proliferano, questo con il consenso e affari di troppi politici merdosi, dando fiato, voce ai mafiosi per vendere appalti pubblici, ricostruzione e/o edificazione nuove di scuole pubbliche).
Noi di Antimafia pensiamo e pubblichiamo questo:
“Purtroppo quanto giudicato dal Governo vigente e non legittimato dal Popolo Sovrano, porterà maggiori, superiori discordie fra insegnanti precari, in ruolo con il rischio di dover avere la loro cattedra spinta leggermente di qualche chilometro: dal sud al nord Italia; … e se vuoi lavorare o accetti oppure non lavori, considerando i soldi che vengono spesi per il viaggio o l’inutile trasferimento di Maestri, Professori e studenti che dal Nord o dal Sud Italia vengono sballottati, trasferiti senza nulla sentire, senza nulla essere consultati; subire, affrontare, stramazzare fino a quasi 70 anni di età per… pensione precaria, irrisoria. Però il Governo Renzi precisa

la dovuta tassa pensionistica sarà sempre la stessa, differente la retribuzione finale raggiunta l’età massima: 60% della pensione lorda verrà elargita; la liquidazione verrà dimezzata dove il restante 50% sarà spalmata (come dicono loro del Governo), mensilmente; ovviamente deciso da loro, ma già si fanno e si dicono le previsioni: 10€ al mese per il restante 50% della liquidazione (buona uscita!)”

ha deciso il Renzi Matteo.

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Mafia Capitale, Roma, giugno 2015 – La Mucca va munta.

Mafia Capitale, Salvatore Buzzi su Andrea Tassone: “La mucca va munta”

La Mucca va munta

La Mucca va munta

Mafia Capitale, Salvatore Buzzi su Andrea Tassone: “La mucca va munta“, dice il patron delle cooperative 29 Giugno, parti integranti del sistema del Mondo di Mezzo guidato da Massimo Carminati, l’ex terrorista dei Nuclei Armati della Rivoluzione. L’ex presidente del X Municipio Roma Ostia, dimissionato dal Partito Democratico romano, viene raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare in carcere nella seconda retata di Mafia Capitale: su di lui, prove importanti che dimostrerebbero come i suoi contatti, e le sue presunte richieste nei confronti del sistema Buzzi fossero sostanzialmente strutturali.
MAFIA CAPITALE, SALVATORE BUZZI: “ANDREA TASSONE E’ NOSTRO”
Il giro di denaro è assolutamente bipartisan: Luca Gramazio, consigliere regionale di Forza Italia e anche lui agli arresti, avrebbe procurato con il suo interessamento “un milione di euro” di fondi; denari che erano arrivati al Comune di Roma, da cui erano stati girati al X Muncipio e poi assegnati alle cooperative di Salvatore Buzzi: in tutti questi passaggi, il sistema del “Mondo di Mezzosapeva bene come oliare gli ingranaggi. Protagonista dei contatti fra il sistema di Salvatore Buzzi e Andrea Tassone sarebbe stato Paolo Solvi, uomo di fiducia di Tassone ad Ostia, o meglio l’uomo di cui Tassone era “il capo”: plurime evidenze suggeriscono ai magistrati di poter provare che Solvi, ogniqualvolta parlasse e contattasse Buzzi, parlava a titolo proprio e in nome e per conto del Tassone: il presidente del municipio, “millanta” Buzzi in un’intercettazione, sarebbe stato sostanzialmente a libro paga. Indicato con la “S”, Salvatore Buzzi parla a Claudio Caldarelli, altro indagato e suo sodale.
S: però Tassone è nostro, eh…è solo nostro..non c’è maggioranza e opposizione, è MIO..(inc)
CC: ammazza, oh..perché questa mattina m’ha chiamato, m’ha tenuto mezz’ora al telefono su sta storia..
S: per le spiagge?
CC: e certo…perché dice..dice io…
S: non di’ niente, eh
CC: ehh..poi s’è incazzato al Municipio con il Direttore gl’ho detto…giustamente (inc/voci sovrapposte)
A Tassone, dice Buzzi, sono arrivati regolari pagamenti; citato anche l’ex capogruppo del Partito Democratico al comune Francesco d’Ausilio, uomo forte del Pd a Ostia.
S: noi nell’ambito de ste cose..nell’ambito di questa monnezza pe tenè (fonetico) i voti gia semo arrivati a 43 mila euro, eh…Tassone 30…10 Alemanno 40…
CC: Europee adesso…?
S: Europee..e questi i 3 e 5 (3500 euro, ndr)..questo se chiama D’Ausilio..perché noi pagamo tutti come vedi, caro Carlo Guarany…questi son 3 mila e 5 apertura dei pasti D’Ausilio.. (inc) pasti Ostia…100 sono 100 pasti a 35 euro..per cui (inc) già fai il bonifico poi io..io te porto la fattura (inc).
E su un affidamento vinto dalle cooperative Buzzi, lo stesso Buzzi avrebbe ricevuto da Tassone la richiesta di “un 10% in nero” sull’importo assegnato alle cooperative di Buzzi.

Roma, mafia capitale, giugno 2015

Roma, mafia capitale, giugno 2015

Mafia Capitale, le contraddizioni nella lettera di Salvatore Buzzi ad Ignazio Marino.
L’ex patron della Cooperativa 29 Giugno invia al primo cittadino di Roma una lettera in cui illustra la sua linea difensiva; molte delle sue affermazioni sono già state prese in considerazione dalla Procura che ha ottenuto la custodia cautelare.
Non sembrano mancare le contraddizioni nella lettera che Salvatore Buzzi, già presidente della Cooperativa 29 Giugno e arrestato per il caso del Mondo di Mezzo guidato da Massimo Carminati, ha inviato al sindaco di Roma Ignazio Marino che l’ha ricevuta ieri e, affermano le notizie di agenzia, l’ha immediatamente girata al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, titolare dell’indagine su Mafia Capitale. Continua a leggere

Mario Piccolino, ucciso dai camorristi, rimosso il video originale dove parlava della sua morte

Mario Piccolino, l’avvocato di Formia che denunciava i camorristi ha avuto una beffa ineguagliabile: il suo video personale dove diceva “chi era e dove voleva essere sepolto dopo la sua morte“, è stato misteriosamente rimosso in poche ore. In compenso rimane traccia di numerosi burocrati e politici che vantano le sue lodi.

Mistero, il video è stranamente scomparso, non più disponibile:

Noi di Antimafia avevamo avuto un piccolo presagio, che quel video potesse essere cancellato, anche se non denunciava o riferifa nomi o fatti camorristici o mafiosi, siamo stati anticipati da chissà quale personaggio, ovviamente che poteva accedere al computer dell’avvocato Mario Piccolino, per poter rimuovere il video originale e metterne uno nuovo; totalmente diverso (ovvio. essendo la durata di oltre 2′), per sostituirlo con un fermo immagine e una voce di fondo di altra persona che accenna alla morte (forse a causa delle sue numerose denuncie contro i clan camorristici), con una voce che stravolge totalmente il contenuto originale realizzato con web cam dallo stesso Mario Piccolino dice con altra voce: “è stato ucciso un pò di tempo fa, pochi minuti di tempo fa… a Formia….” e prosegue il monologo con il fermo immagine.

Disgustoso, delittuoso, meschino, schifoso, omertoso, pure chi pubblica tali stupidaggini, anche perchè ovviamente solo i parenti  dell’avvocato Mario Piccolino, o persone che frequentavano la sua abitazione potevano avere accesso al suo computer per cancellare il suo video: necessario come sappiamo della mail e password originale del canale.
In compenso abbiamo una bella voce di sottofondo che indica…. insomma, non ho parle. ascoltate voi e giudicate!
In merito rimandiamo un video in sintesi che diversi quotidiani online (forse con nostre stesse preveggenza, hanno registrato e pubbicato il reale contenuto, solo parziale di quanto dichiarato da Mario Piccolino).
Siamo e sono incazzato nero!
Non hanno avuto nemmeno rispettato del posto dove voleva essere sepolto in caso di morte rimuovendo il video originale!
Perchè troppo semplice: omertà e inchino a quei clan camorristici e mafiosi che lo hanno ucciso! Quei gran P.d.M
Pezzi di Merda!
CHE SCHIFO!!
P.S.: Di seguito link video. Il primo riprende solo l’immagine dell’avvocato Mario Piccolino e a seguire i lecca culo della politica che si mettono in mostra.


Il video registrato dal quotidiano Il Secolo XIX di Genova dove riporta solo una parte di quello originale.
Avvocato e blogger ucciso a Formia nel suo studio

Formia, ucciso nel suo studio avvocato Mario Piccolino. Blogger pro legalità

E’ stato probabilmente colpito alla testa da un colpo di arma da fuoco. Aveva 71 anni, faceva l’avvocato e scriveva sul sito freevillage.it di una zona ad alta infiltrazione della camorra. Nel 2009 era già stato aggredito con un cric.
Mario Piccolino

Un unico colpo, diretto alla testa. Mario Piccolino è morto così, mentre si trovava nel suo studio di Formia. La vittima aveva 71 anni, era un avvocato e un noto blogger di freevillage.it, dove pubblicava articoli contro le mafie, indiscrezioni e commenti politici. Un omicidio avvenuto in una città ad alto tasso mafioso, in un territorio – quella di Latina – che Carmine Schiavone chiamava semplicemente “provincia di Casale”, dove da tempo vivono moltissimi esponenti storici dei principali clan dell’agro-aversano.
Formia

Piccolino è stato colpito nel suo studio in pieno centro, poco dopo le 17. Un uomo a volto scoperto, di statura media, vestito con una bermuda militare, ha chiesto di lui ad un giovane ingegnere che divideva lo studio con l’avvocato, presentandosi come un cliente. Il testimone ha raccontato di aver sentito prima una breve discussione e poi un unico colpo di arma da fuoco, che ha freddato la vittima. Secondo i primi rilievi l’omicida avrebbe utilizzato una parabellum 9×21.
La squadra mobile di Latina sta ascoltando in queste ore i testimoni, per cercare di dare un volto ed una identità al killer. Al momento c’è grande cautela sui possibili moventi dell’omicidio. Non viene scartata la ritorsione da parte di uno dei tanti clan di camorra che da anni vivono e operano a Formia, considerata fin dagli anni ’80 la “Svizzera dei Casalesi”. Gli investigatori stanno valutando anche la pista di una vendetta da parte di un cliente dell’avvocato, molto conosciuto in città. Nel 2009 Piccolino era già stato aggredito, colpito con un cric sul volto da un uomo che si era introdotto nello studio. L’aggressore è stato poi identificato come Angelo Bardellino e successivamente rinviato a giudizio.
Formia in questi ultimi mesi sta vivendo un periodo di particolare tensione. Solo qualche giorno fa un giornalista della testata h24notizie.com è stato aggredito in città da un imprenditore. Il comune di Formia ha comunicato che per domani è previsto un consiglio comunale straordinario.

Sarà la Direzione distrettuale antimafia di Roma ad indagare unitamente alla Procura della Repubblica di Cassino sull’omicidio dell’avvocato anticamorra Mario Piccolino, assassinato a Formia ieri pomeriggio. Questa mattina in Procura a Cassino si svolgerà un vertice tra investigatori e magistrati inquirenti. Per le 11 è stato convocato un Consiglio comunale straordinario, mentre per questa sera il sindaco di Formia, Sandro Bartolomeo e le Associazioni antimafia hanno organizzato una fiaccolata. Al centro della seduta aperta convocata in via d’urgenza un ordine del giorno, si legge in una nota, con oggetto “la risposta del consiglio comunale di Formia all’episodio di straordinaria gravità quale essere l’omicidio di Mario Piccolino: riflessioni e confronti sulla violenza nella nostra città – determinazioni”. Intanto, non si esclude nessuna pista nelle indagini sul delitto e la polizia è sulle tracce del killer di Piccolino. L’avvocato, da sempre impegnato in iniziative per la legalità e nella lotta alla camorra, pesantemente infiltrato nel territorio pontino, gestiva il sito internet freevillage.it, e aveva subito in passato molte minacce e anche un’aggressione nel 2009.
comune di Formia

MARIO PICCOLINO: PER L’OMICIDIO DELL’AVVOCATO DI FREEVILLAGE INDAGA L’ANTIMAFIA

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, il killer è entrato nello studio dicendo di avere un appuntamento, ma una volta all’interno ha puntato la pistola colpendo a morte Mario Piccolino, poi è scappato. Un testimone lo avrebbe visto fuggire. Nato a Roma, ma da molti anni nel comune pontino, una zona ad alta infiltrazione di clan della camorra, Piccolino aveva praticamente abbandonato la sua attività di avvocato e si era dedicato a gestire il portale Freevillage.it. Nella cittadina era noto per le sue battaglie contro l’illegalità e ultimamente si era dedicato ad una sorta di campagna contro le sale gioco. Già nel 2009, sempre nel suo studio, l’avvocato era stato aggredito selvaggiamente, nello stesso punto dove oggi è stato freddato con un colpo di pistola al volto. Piccolino fu colpito con un cric sul volto da un uomo che si era introdotto nello studio. L’uomo fu poi identificato come Angelo Bardellino, successivamente rinviato a giudizio per l’aggressione. Piccolino fu oggetto anche di avvertimenti espliciti: davanti alla sua abitazione trovò teste mozzate e viscere di pesce. L’omicidio è avvenuto verso le 17, i vicini di studio avrebbero sentito lo sparo e almeno una persona avrebbe visto un uomo fuggire.

LA MORTE DI MARIO PICCOLINO DI FREEVILLAGE
Gli investigatori del commissariato di Formia stanno cercando di ricostruire i fatti e non escludono alcuna pista.
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha definito l’episodio “un fatto gravissimo che ci addolora e su cui va fatta al più presto piena luce. Rivolgo le più sentite condoglianze, a nome mio e dell’Amministrazione Regionale, ai familiari di Mario Piccolino e a tutte le persone che hanno lavorato al suo fianco e condiviso le sue battaglie contro ogni forma d’illegalità”. Il senatore del Pd Raffaele Ranucci ha parlato di “un’esecuzione in piena regola di inaudita ferocia, un atto che richiama alla mente le tecniche della malavita organizzata” e “un attentato alla libertà di parola e di espressione. Libertà che Piccolino quotidianamente esercitava attraverso il suo blog di denuncia Freevillage, molto conosciuto nella sua città”. Per il consigliere regionale di Forza Italia si tratta di un fatto “terribile ed inquietante. A Formia – ha aggiunto – non è mai accaduto nulla del genere”.
logo di FREEVILLAGE

* Mario Piccolino e le sue pubblicazioni in rete:
www.freevillage.it
Mario Piccolino – Youtube
FreeVillage – Facebook

*Fonte: IlFattoQuotidiano.it e Nextquotidiano.it

Al Qaida in Sardegna: arrestati 10 terroristi La strage di Peshawar preparata a Olbia

Al Qaida in Sardegna:
arrestati 10 terroristi La strage di Peshawar preparata a Olbia Uno dei pachistani arrestati lascia il commissariato di Olbia Articoli Correlati Armi per la Jihad dalla Sardegna: il piano sfuma grazie agli 007Rete finanziata da fondi raccolti da un imam in ItaliaDonna uccisa nel nord Italia: “Non voleva seguire i terroristi”Su Sky TG24 l’intervento del direttore dell’Unione Sarda, Anthony Muroni.
Gli arresti di Olbia: stupore e sorpresa tra i commercianti Terrorismo e stragi: a Olbia una base di Al Qaida.
Blitz della polizia di Stato contro un network terroristico di matrice islamica affiliato ad Al Qaida con base operativa in Sardegna. Nel mirino dell’organizzazione anche un attentato in Vaticano. Altri nove terroristi sono ricercati.

L’organizzazione scoperta dagli uomini dell’antiterrorismo della Polizia di prevenzione predicava la lotta armata contro l’occidente e. L’indagine della procura distrettuale di Cagliari coordinata dal Servizio operativo antiterrorismo e che ha coinvolto le Digos di 7 province ha portato a emettere 18 ordinanze di custodia cautelare: 10 le persone arrestate (una rintracciata in serata), altre 8 sono ricercate.

Tra gli arrestati nel blitz contro la rete fondamentalista islamica ci sono gli autori di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan compresa la strage del mercato di Peshawar, Meena Bazar, avvenuta ad ottobre 2009 in cui vennero uccise più di 100 persone. Il piano – secondo quanto stabilito dagli inquirenti – fu messo a punto a Olbia.

Al Qaida in Sardegna: arrestati 10 terroristi

Al Qaida in Sardegna:arrestati 10 terrorist – I terroristi avevano base operativa a Olbia: la cellula era coordinata da un pakistano, Sultan Wali Khan, 39 anni, imprenditore nel settore delle costruzioni con interessi tra Olbia e Alghero. Tra le accuse della procura, ci sarebbe anche quella di traffico di migranti. Secondo una prima ricostruzione, i presunti terroristi gestivano l’arrivo di clandestini di “Serie A”, in aereo e con documenti falsi.L’ATTENTATO IN VATICANO – Tra le attività riscontrate dagli inquirenti ci sarebbe anche l’organizzazione di un attentato contro Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger. Lo hanno riferito inquirenti e investigatori nel corso della conferenza stampa negli uffici della procura di Cagliari. Proprio dalle conversazioni intercettate tra i componenti della cellula di Al Qaida è emersa la presenza in Italia di un kamikaze e l’ ipotesi che si progettasse un attentato in Vaticano. Secondo quanto reso noto dal procuratore Mauro Mura, l’ipotesi di progetto di attentato contro la Santa Sede risalirebbe al marzo del 2010, durante la permanenza in Italia del kamikaze pakistano. Il piano potrebbe essere sfumato dopo una perquisizione effettuata dalla Polizia a casa di uno degli indagati. Due kamikaze pakistani erano appena sbarcati a Roma. Quasi contemporaneamente la Polizia fece scattare delle perquisizioni. L’organizzazione contattò i due terroristi, facendo capire loro di dover “cambiare aria”. Raggiunsero subito uno Olbia e uno Bergamo. Durante la successiva perquisizione a carico del capo della comunità islamica di Olbia fu trovato un foglio di carta con il voto al martirio di uno dei terroristi.

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Mafia, in Sardegna come in Sicilia

Ci sono programmi televisivi e veri giornalisti che svolgono un effettivo servizio pubblico. Ieri sera Presadiretta di Riccardo Iacona ha fatto un lavoro egregio nel raccontare i misteri della latitanza di Matteo Messina Denaro.

E come sappiamo ormai bene la Mafia vive grazie alla collaborazione attiva di pezzi di Stato e delle Istituzioni. Diversamente non potrebbe essere. Le lunghe latitanze e le stragi si sono sempre svolte grazie alla complicità attiva di personaggi ambigui e poco fedeli allo Stato che dovrebbero rappresentare. La Mafia da sola non potrebbe vivere e proliferare. Gli intrecci di soldi e poteri rendono un micidiale collante tra criminalità organizzata e pezzi della società civile, difficile da smantellare.

Mafia in Sardegna come in Sicilia.

Mafia in Sardegna come in Sicilia.

E quando senti le dichiarazioni del Generale Mori, ex Comandante dei Ros, affermare durante la sua deposizione nel Processo sulla strage di Firenze, dire e raccontare come cercò di trattare con la Mafia per evitare ulteriori stragi capisci in maniera plastica l’esistenza di una zona grigia impressionante. Pezzi di Stato che parlano e discutono con la Mafia.

E lo sapeva benissimo Paolo Borsellino. E quando disse: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”, stava già indagando su questo filone. E anche per questo venne barbaramente ucciso non solo per responsabilità della Mafia.

In ogni caso oramai la parola Mafia è stretta nel suo antico significato. Abbiamo imparato che la Mafia è non solo la classica criminalità organizzata legata al Sud Italia. Le Mafie si sono estese in tutto il territorio e in tutti i settori. Occorre solo non fare finta di non vedere.

Anche in Sardegna, ove si continua a dare poca attenzione al problema, esiste e continua a proliferare. Ancora oggi, a distanza di due anni dalla mia segnalazione al Ministro dell’Interno circa la presenza nel mio Comune di un boss Mafioso che prendeva appalti e lavori diretti da più di otto anni, non abbiamo risposta ad una semplice domanda.

Il boss mafioso Salvatore Costanza, condannato a 10 anni di carcere con rito abbreviato, aveva confidato al Pentito Giuseppe Vaccaro una cosa inquietante. Infatti, durante le indagini a carico del Boss Costanza, il pentito Giuseppe Vaccaro riferì ai pm le impressioni di Costanza. E affermava testualmente: “Mi ha detto che là, in Sardegna, è come la Sicilia». «E perché è come la Sicilia?», gli chiedono i magistrati. La risposta non si fa attendere: «Che i lavori si prendevano facilmente».

Ecco questa è la domanda a cui dopo due anni chiedo ancora chiarezza. Per quale motivo i lavori si prendevano facilmente anche da noi? Ad oggi, nonostante le mie sollecitazioni e denunce ancora nessuna risposta. Si sa su questi temi le indagini sono lunghe ed articolate, ma nel frattempo la Mafia continua a radicarsi nel territorio e continua ad eleggere i suoi rappresentanti all’interno dei partiti e delle varie Istituzioni.

La Mafia non è Sicilia solamente. La Mafia è presente ogni giorno davanti a noi.

*Articolo di Andrea Viola (IlFattoQuotidiano.it)

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Oppido. Inchino della Madonna sotto casa del boss mafioso Giuseppe Mazzagatti

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*Mie riflessioni:
Non si può definire un eroe colui che vigila per lavoro in una manifestazione religiosa, semmai si dovrebbe cambiare registro (non solo al sud italia) ma anche al centro e centro nord. Il carabiniere e il maresciallo che vengono elogiati per essersi allontanati dopo che chi teneva la statua, ha sostato e fatto l’inchino al boss, avevano pieni poteri per concludere la pseudo festa, smerdando gli andrini e mafiosi di turno. Semplice deporre a terra la statua e identificare tutte le persone che avevano partecipato: informativa/denuncia nel comando dei carabinieri e alla procura di competenza, in questo modo dando fine a queste farse carnevalesche di mafiosi che si ritengono religiosi sono per convenienza nel momento che stanno per uccidere delle persone: lo fanno con le preghiere e poi uccidono persone innocenti. Mia riflessione: estirpare dalla radice questi mali. allontanare e denunciare tutte le persone che ne hanno fatto parte. In un secondo momento sarà la magistratura a valutare quanto avvenuto in base alle mie dichiarazioni, essendo Pubblico Ufficiale. Dunque scappare o disertare la manifestazione non vale a molto; sarebbe stato necessario chiedere maggiori persone dell’Arma dei Carabinieri, o in mancanza di questo, anche il semplice Carabiniere aveva facoltà di far terminare questa merdata mafiosa. Il fatto di allontanarsi, essendo un Pubblico Ufficiale, ha notevolmente sminuito le reazioni che il popolo del luogho si aspettava: bloccare tutto e segnalare le persone presenti che hanno favorito l’inchino della madonna, al proprio comando di polizia e alla magistratura. Pratica semplice ed efficace specialmente per la popolazione succube da quella famiglia malavitosa = pezzi di merda che puzzano sia in modo ravvicinato che a distanza.

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P.S. Proprietà e diritti video: ilfattoquotidiano.it

Breve storiadel merdoso mafioso Giuseppe Mazzagatti.
Giuseppe Mazzagatti (1932), arrestato e condannato all’ergastolo ora ai domiciliari per problemi di salute. Fatti recenti. Il 24 luglio 2007 i carabinieri e la guardia di finanza sequestrano a presunto esponenti dei Mazzagatti beni dal valore di 120 milioni di euro in tutta la Calabria e a Bergamo che gestivano un’impresa cementizia che era egemone nella piana di Gioia Tauro e con alleanze con alcune cosche catanzaresi anche l’area di Catanzaro. A capo della consorteria Giuseppe Mazzagatti. Il 26 novembre 2013 con l’operazione Erinni vengono arrestate 20 persone per il coinvolgimento in nuovi episodi della faida tra i Ferraro-Raccosta e Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo e sequestrati beni del valore di 70 milioni di euro. Francesco Raccosta il 3 marzo 2012 uccide il boss Domenico Bonarrigo e per vendetta il suo clan uccide Francesco Raccosta a sprangate e viene dato in pasto ai maiali moribondo, da come si evince dalle intercettazioni. Inoltre il boss dei Ferraro Giuseppe per non essere ucciso anch’egli ha dovuto consegnare tutti coloro che avevano partecipato all’omicidio del boss. Vengono quindi ammazzati anche il cognato Francesco Raccosta Carmine Putrino e Vincenzo Ferraro e Vincenzo Raccosta uccisi a colpi di pistola. Per gli omicidi vengono anche chiamate componenti della famiglia residenti a Roma, in cui le ‘ndrine hanno alcune attività ora sequestrati dalle forze dell’ordine, tra cui Simone Pepe.
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